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Cyber crime, aumenta del 341% il volume di pagamenti in riscatti

Con la pandemia e l’uso sempre più consistente della Rete, anche il cyber crime è cresciuto e continua a mietere vittime tra le aziende di tutto il mondo.

Dopo il recente caso della Regione Lazio, ci si continua ad interrogare sulle modalità di prevenzione degli attacchi informatici. Questo preciso periodo storico è stato definito “una nuova stagione dei sequestri”, in cui l’oggetto sottoposto a sequestro è il dato e la vittima si ritrova tra incudine e martello: pagare o perdere i propri dati. Complice l’uso sempre più consistente della tecnologia e di Internet, il numero di attacchi informatici è aumentato in modo esponenziale negli ultimi due anni. Il “fattore umano” continua ad essere l’elemento debole per imprese e organizzazioni. Basta una semplice disattenzione, una svista o un errore ed il gioco è fatto.

India, Austria e Stati Uniti i paesi più colpiti

Viceversa, il ransomware continua ad essere la modalità d’attacco preferita dagli hacker. Si tratta di un virus, che inserito nel sistema informatico della vittima, consente ai criminali di prenderne il controllo. In questo caso, le opzioni per gli hacker sono diverse, tuttavia la richiesta di riscatto rimane la migliore. Secondo una ricerca di Sophos, nell’ultimo anno il 37% delle aziende a livello globale è stato vittima di almeno un attacco ransomware. In cima alla lista dei paesi più colpiti compare l’India, con il 68% delle aziende “bucate” rispetto al totale del campione esaminato. A seguire l’Austria con il 57% e gli Stati Uniti con il 51%. Nel mirino dei criminali informatici sono finiti in particolare il settore del commercio al dettaglio e dell’educazione (44% dei casi) e dei servizi aziendali e professionali (42%).

Aumentano i riscatti, ma diminuiscono gli investimenti

Nel 2020 il valore dei pagamenti in riscatti è aumentato del 341%. E, stando ai dati dell’Ufficio contabilità del Governo americano, i prezzi delle assicurazioni cybersono lievitati fino al 30% per almeno la metà degli acquirenti. Un indicatore “positivo”, a dimostrazione della preoccupazione che circola tra gli imprenditori. Resta il fatto però, che ad oggi non tutte le aziende possono permettersi di investire in cyber security, in particolare quelle più piccole e colpite dalla pandemia. In questo senso, i dati rivelano che le aziende hanno dovuto rivedere il proprio budget destinato alla sicurezza IT. Nel caso specifico dell’Italia, il 19% delle imprese ha ridotto i propri investimenti in cyber security, mentre soltanto il 40% li ha aumentati rispetto all’anno precedente.