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Illegittime le sanzioni contro chi segnala un’irregolarità

Il TAR del Lazio ha rigettato il ricorso di un segretario comunale nei confronti dell’ANAC, definendo ritorsivo l’atto di sanzionare l’autore di una segnalazione.

L’autore di una segnalazione, detto anche whistleblower, non può essere sanzionato. È quanto espresso dall’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione) e ribadito dal TAR del Lazio con l’ordinanza n.1547/2021. Nello specifico, viene definito whistleblower l’individuo che segnala una commissione di reati e comportamenti illeciti di cui viene a conoscenza nell’ambiente lavorativo, in modo diretto o indiretto.

Questo comportamento è stato oggetto di un contenzioso che vede come protagonista un segretario comunale che, segnalato da un dipendente per un’irregolarità, lo ha a sua volta sanzionato. Successivamente, il segretario comunale è ricorso al Tar del Lazio, per chiedere l’annullamento da parte dell’ANAC della multa da 5 mila euro, ricevuta per aver punito ingiustamente il dipendente autore della segnalazione. Il Tribunale regionale ha dato ragione all’ANAC, giudicando ritorsivo e discriminatorio il comportamento tenuto dal segretario comunale.

Infatti, secondo l’art. 54 del dlgs n. 165/2001, comma 1, “il pubblico dipendente che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, ovvero all’Autorità nazionale anti-corruzione (ANAC), o denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui è venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione”.

Inoltre, il comma 6 del suddetto articolo specifica che “qualora venga accertata, nell’ambito dell’istruttoria condotta dall’ANAC, l’adozione di misure discriminatorie da parte di una delle amministrazioni pubbliche o di uno degli enti di cui al comma 2, fermi restando gli altri profili di responsabilità, l’ANAC applica al responsabile che ha adottato tale misura una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000 a 30.000 euro”.