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Privacy e smart working: limiti e sanzioni nel controllo a distanza

Cosa può fare un datore di lavoro per controllare da remoto i propri dipendenti e quali sono le sanzioni in caso di violazione della Privacy.

Lo smart working è disciplinato dalla legge 81 del 2017 e prevede che un lavoratore ottemperi alle proprie mansioni lavorative da remoto, condividendo informazioni con colleghi e superiori senza essere fisicamente in azienda.

Tuttavia, questa modalità operativa apre numerosi interrogativi sul controllo dei dipendenti da parte del datore di lavoro, anche in relazione al Regolamento Europeo sulla Privacy.

Secondo lo Statuto dei lavoratori, un datore di lavoro può controllare i suoi dipendenti, purché l’attività di verifica riguardi esclusivamente i beni aziendali e non sia invasiva. In merito all’articolo 4, comma 3, dello Statuto, il datore di lavoro è tenuto a consegnare al proprio dipendente un’informativa in cui vengono indicate “le modalità d’uso degli strumenti e i controlli che possono essere effettuati”, nonché tutte le informazioni connesse al trattamento dei dati personali previste dalla legge attuale. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, il titolare del trattamento dei dati è obbligato a rispettare i principi sanciti dal GDPR e connessi all’utilizzo degli strumenti di controllo.

L’articolo 13 del Regolamento Europeo sulla Privacy prevede inoltre che nell’informativa vi siano indicate le basi giuridiche del trattamento e i tempi di conservazione dei dati. In sintesi, il datore di lavoro deve spiegare al proprio dipendente come utilizzare gli strumenti assegnati, per quali finalità e con quali limiti, e quali forme di controllo potrà esercitare grazie a tali strumenti.

Se il datore di lavoro non consegna l’apposita informativa al proprio dipendente egli commette un illecito, con conseguenze di natura pecuniaria e penale. In caso di mancata consegna, è prevista l’interruzione del trattamento dei dati personaliper il datore di lavoro fin tanto che non vengano soddisfatti i requisiti di conformità. In secondo luogo, il datore di lavoro rischia una sanzione che parte da 154 euro per arrivare a 1.549 euro, o addirittura l’arresto stimato tra i 15 giorni e un anno. Laddove il lavoratore abbia subito un effettivo danno dalla condotta del datore di lavoro, quest’ultimo è tenuto a pagare un risarcimento. Infine, senza l’informativa, i dati raccolti sono pressoché inutilizzabili, anche nel caso in cui il lavoratore non abbia effettivamente compiuto il suo dovere.