fbpx
Ultime Notizie
Archivio
3 min

Privacy, Italia al primo posto per numero di sanzioni

Secondo lo studio di Finbold, le aziende italiane hanno ricevuto complessivamente 45,6 milioni di euro di sanzioni per violazione della privacy nel corso del 2020

Maglia nera per l’Italia sul fronte della privacy. A distanza di due anni dall’introduzione del GDPR, il Regolamento europeo per la protezione dei dati, le aziende italiane sono quelle che hanno ricevuto più sanzioni, ben 45,6 milioni di euro nel 2020. È quanto emerso da una recente indagine di Finbold, intitolata GDPR Fines 2020 ed elaborata sulla base dei dati pubblici dichiarati dalle autorità dell’Ue.

Tuttavia, il dato più allarmante per il nostro Paese è che il valore totale delle sanzioni a livello europeo ammonta a circa 60,2 milioni di euro. Dietro l’Italia c’è una distanza siderale con gli altri paesi. Il secondo posto infatti è occupato dalla Svezia con 7 milioni di euro complessivi di multe. A seguire i Paesi Bassi, con 2 milioni, e la Spagna, con 1,95 milioni. A livello europeo la violazione più ricorrente è quella di “basi giuridiche insufficienti per il trattamento dei dati”.

Questo triste primato nazionale è sinonimo di un “approccio culturale” sbagliato in materia di privacy. Le imprese italiane non sono ancora in grado di cogliere l’opportunità che si nasconde dietro il GDPR, ma lo vedono esclusivamente come un limite oneroso, un ostacolo allo sviluppo e alla crescita del proprio business. Approfondendo l’indagine emerge infatti che la maggior parte delle sanzioni, anche piuttosto cospicue, riguardano il trattamento dati dei call center (che a volte sconfina nell’illegalità). Basti pensare ad esempio alla maxi-multa da 11,5 milioni di euro inferta a Eni Gas&Luce o quella inferta a Tim da 27,8 milioni.

La relazione di valutazione del GDPR, pubblicata a giugno, ha celebrato la nuova normativa sulla privacy. Si legge in una nota che il Regolamento europeo “ha conseguito la maggior parte dei suoi obiettivi, in particolare offrendo ai cittadini un solido nucleo di diritti azionabili e creando un nuovo sistema europeo di governance e di contrasto”.  Dal report di Finbold è emerso però che l’Europa viaggia a velocità diverse e, in particolare, che il nostro Paese deve iniziare a cambiare marcia.